Storia
del coaching





La parola ha origine dal termine francese coche, carrozza (derivato a sua vota dall’ungherese Kocsis e più precisamente da un villaggio magiaro Kochs a 70 km a nord ovest di Budapest, dove venivano fabbricate carrozze di qualità).

Nel XVI secolo “coche” identificava un mezzo di trasporto trainato da cavalli e condotto da una guida: il cocchiere. Il termine anglosassone invece rinvia il coaching all’ambiente sportivo. Nel XIX secolo in Inghilterra gli studenti universitari verso la fine del proprio percorso utilizzavano il termine coach per indicare i migliori tutor, dando loro titolo rispettoso e autorevole.

Negli Stati Uniti, il coach nasce per sviluppare e incrementare la prestazione sportiva e più recentemente, a partire dalla metà degli anni ’70 la parola “coach” viene utilizzata in combinazione con lo sport. Questa sinergia la sia deve a Timothy (Tim) Gallwey un allenatore (coach) di tennis. Tim notò che i giocatori si auto-correggevano quando gli venivano poste delle domande aperte invece di offrirgli dei suggerimenti su come migliorare. Egli notò altresì che, i giocatori che ascoltavano i suggerimenti per migliorare (provenienti dall’allenatore) e provavano con maggiore forza (nel suo libro “The inner game of tennis” indica quest’ atteggiamento come “try too hard”), vedevano le loro prestazioni peggiorare. Quando invece un giocatore si rilassava e riusciva ad avere un’immagine e una sensazione del risultato che voleva ottenere, allora le prestazioni questi miglioravano. Ai nostri giorni il coach sportivo non solo guida la squadra e la allena, ma la deve seguire dal punto di vista emotivo, stimolarla, creare spirito di gruppo per affrontare gli avversari con maggiore carica e sicurezza. Attraverso la guida costante del coach i giocatori e il team sviluppavano quelle capacità e competenze che rendevano il gruppo stesso motivato e forte capace di raggiungere gli obiettivi attesi.

La storia del coaching pertanto ha circa 30 anni. In pochi anni i campi di applicazione si sono allargati dallo sport al Personal Coaching che supporta gli individui a migliorare e a sviluppare nuove abilità e a vivere più serenamente e al Corporate Coaching attraverso il quale le aziende possono sviluppare ed accrescere il loro “capitale umano”.

A partire dagli anni ’80 le prime grandi multinazionali americane – Coca Cola, IBM, e molte ancora, iniziarono a fornire ai propri dipendenti le prime sessioni di coaching. Negli anni successivi si assiste a un continuo e sempre più determinato impiego del coaching nel business prima negli Stati Uniti e poi un Europa e nel resto del mondo.

Verso la fine degli anni ’90 arrivano i primi studi sugli straordinari incrementi di produttività dei manager che avevano intrapreso un percorso combinato di training e coaching. Altri studi confermano relazioni straordinarie tra gli interventi di cocaching e i miglioramenti dei rapporti con il cliente e di incrementi del ROI.

Soprattutto negli anni novanta la figura del coach compare nelle imprese. Inizialmente le figure destinatarie dell’intervento del coach sono stati i manager che per sviluppare e migliorare le loro capacità umane e professionali si affidavano a consiglieri di fiducia quali i coach. In Europa bisogna attendere il nuovo millennio perché abbia visibilità, nel 2003 infatti a Stresa, viene indetta la prima conferenza internazionale a cui partecipano 400 coach provenienti da tutta Europa. Fino ad allora era vista come una novità e una moda nel campo dei direttori della formazione, ma praticamente sconosciuta alle altre professioni. Oggi il coaching è una realtà e è considerato, da molte aziende, lo strumento più efficace per la formazione degli adulti su tutte quelle competenze necessarie per affrontare i nuovi scenari di mercato quali la leadership, la gestione del cambiamento, l’autoefficacia, la motivazione dei collaboratori, la comunicazione efficace, lo sviluppo di una visione appassionante etc.